Fervore di buenos aires






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J. LUIS BORGES
FERVORE DI BUENOS AIRES
Adelphi – Milano, 2010

E’ un libretto prezioso.

Presenta le prima raccolta di poesie di Borges, rivisita e corretta dallo stesso autore nel 1969,

Non ho riscritto il libro. Ne ho mitigato gli eccessi barocchi, ho limato le asperità, ho cancellato sentimentalismi e vaghezze…nel corso di questo lavoro…ho sentito che il ragazzo che nel 23 lo aveva scritto era già essenzialmente – ma che vuol dire essenzialmente? – il signore che adesso si rassegna o corregge. Siamo entrambi la stessa persona; entrambi diffidiamo del fallimento e del successo; delle scuole letterarie e dei loro dogmi; entrambi veneriamo Schopenhauer, Stevenson e Whitman…” ) pubblicata in proprio nel 1923. Trecento copie distribuite agli amici e – come racconta nell’appendice – infilate di nascosto nelle tasche dei cappotti dei frequentatori di Nosotros.

Il libro si compone di 33 testi, di altri 16 in appendice ed è corredato da prologo e note.

Se ne esce con la sensazione di una ciudad quasi irreale tra tramonti, albe, patii, sguardi che da essi si allungano verso la madreselva e la pampa, visioni a distanza di Benares, assenze, noia, case “come candelabri dove le vite degli uomini ardono come candele isolate”.

E l’autore sorride, salutandoci dal prologo: mi proposi di cantare una Buenos Aires di case basse e, a occidente o a sud, di ville con inferriate. A quel tempo cercavo i tramonti, i sobborghi e l’infelicità; ora cerco i mattini, il centro e la serenità.

Amenecer
En la honda noche universal

que apenas contradicen los faroles

una racha perdida

ha ofendido las calles taciturnas

como presentimiento tembloroso

del amanecer horrible que ronda

los arrabales desmantelados del mundo.

Curioso de la sombra

y acobardado por la amenaza del alba

reviví la tremenda conjetura

de Schopenhauer y de Berkeley

que declara que el mundo

es una actividad de la mente,

un sueño de las almas,

sin base ni propósito ni volumen.

Y ya que las ideas

no son eternas como el mármol

sino inmortales como un bosque o un río,

la doctrina anterior

asumió otra forma en el alba

y la superstición de esa hora

cuando la luz como una enredadera

va a implicar las paredes de la sombra,

doblegó mi razón

y trazó el capricho siguiente:

Si están ajenas de sustancia las cosas

y si esta numerosa Buenos Aires

no es más que un sueño

que erigen en compartida magia las almas,

hay un instante

en que peligra desaforadamente su ser

y es el instante estremecido del alba,

cuando son pocos los que sueñan el mundo

y sólo algunos trasnochadores conservan,

cenicienta y apenas bosquejada,

la imagen de las calles

que definirán después con los otros.

¡Hora en que el sueño pertinaz de la vida

corre peligro de quebranto,

hora en que le sería fácil a Dios

matar del todo Su obra!
Pero de nuevo el mundo se ha salvado.

La luz discurre inventando sucios colores

y con algún remordimiento

de mi complicidad en el resurgimiento del día

solicito mi casa,

atónita y glacial en la luz blanca,

mientras un pájaro detiene el silencio

y la noche gastada

se ha quedado en los ojos de los ciego



.

Nella profonda notte universale

Che a stento contraddicono i lampioni

Una folata solitaria ha offeso

Le strade taciturne

Come un presentimento inquieto

Dell’albeggiare orribile che assedia

Gli smantellati sobborghi del mondo.

Attento all’ombra

E intimorito dalla minaccia dell’alba

Rivissi la tremenda congettura

Di Schopennhauer e di Berkeley

Che afferma essere il mondo

Un atto della mente,

un sogno delle anime,

senza base o intenzione o volume.

E visto che le idee

Non sono eterne come il marmo

Bensì immortali come un bosco o un fiume,

tale dottrina assunse all’alba

una diversa forma

e la superstizione di quell’ora

quando la luce come un rampicante

s’avvolge alle pareti dell’ombra,

piegò la mia ragione

e tracciò il capriccio seguente:

se le cose sono prive di sostanza

e questa numerosa Buenos Aires

non è che un sogno

che in condiviso sortilegio erigono le anime,

dev’esserci un istante in cui

la sua esistenza è smisuratamente a rischio

ed è l’istante trepido dell’alba,

quando sono pochi a sognare il mondo

e solo qualche nottambulo conserva,

cenerina e abbozzata appena,

l’immagine delle strade

che poi definirà con gli altri.

Ora in cui il sogno ostinato della vita

Corre il pericolo d’infrangersi,

ora in cui sarebbe facile a Dio

distruggere del tutto la Sua opera!
Ma un’altra volta il sogno si è salvato.

La luce scorre e inventa sudici colori

E con qualche rimorso

D’essere stato complice nella rinascita del giorno

Raggiungo la mia casa,

attonita e glaciale nella luce bianca,

mentre un uccello trattiene il silenzio

e la notte consumata

è rimasta negli occhi dei ciechi.

Deve aver provato una vertigine immensa il giovane poeta che nel 1921 o 22 ( aveva circa 22/23 anni )camminava solitario e pensoso le strade notturne di Buenos Aires. La suggestione del silenzio, i pensieri dei filosofi più amati, le folate di vento che s’insinuavano nelle tenebre, quasi facendo presagire l’arrivo della luce, gli comunicavano potente il senso dell’irrealtà, il capovolgimento dei significati: la città esiste perché gli uomini la pensano perché le anime la sognano e se, come succede all’alba, sono in pochi a sognarla, allora si corre il rischio che essa scompaia. Se qualche anno prima Rilke accusava la coscienza umana della propria sofferenza, qui è l’esistenza della realtà del mondo ad essere messa in discussione. E mi sembra di vedere Jung, nella savana, contemplare il mondo primordiale che non ha coscienza di esistere e quindi non esisterà fintantoché l’uomo, con la sua coscienza, non lo ri-creerà.

Trovo questa poesia un capolavoro non solo e non tanto per il pensiero che esprime, ma per le espressioni e le immagini che offre

Pero de nuevo el mundo se ha salvado.


ed è come riprendere a respirare dopo tanta sospensione e sperdimento.

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